La CBT-E per l’anoressia nervosa grave ed estrema: una serie di casi ambulatoriali

Secondo l’ultima versione del Manuale Statistico e Diagnostico della Malattie Mentali (DSM-5) il livello di gravità attuale dell’anoressia nervosa è valutato sulla base dell’indice di massa corporea (IMC) secondo i seguenti parametri:
• Lieve: Indice di massa corporea ≥ 17 kg/m2
• Moderato: Indice di massa corporea 16-16,99 kg/m2
• Grave: Indice di massa corporea 15-15,99 kg/m2
• Estremo: Indice di massa corporea < 15 kg/m2
Mentre negli ultimi anni sono stati pubblicati i risultati di vari trattamenti ambulatoriali per l’anoressia nervosa di gravità lieve o moderata, nessuno studio, fino ad ora, ha valutato l’esito del trattamento ambulatoriale nei pazienti con anoressia nervosa grave od estrema.
Uno studio, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista International Journal of Eating Disorders, ha valutato gli esiti in termini di IMC, psicopatologia specifica del disturbo dell’alimentazione e psicopatologia generale alla fine della terapia cognitivo comportamentale migliorata (CBT-E) e dopo 20 e 60 settimane di follow-up, in pazienti consecutivi con anoressia nervosa grave ed estrema.
Per valutare l’efficacia del trattamento sono state utilizzate due categorie per definire l’esito: 1) “esito buono” (IMC ≥ 18,5); 2) “risposta completa” (IMC ≥ 18,5 e punteggio all’EDE-Q globale inferiore ad una deviazione standard rispetto alla media di comunità, cioè < 2,77).
Tra i 39 pazienti che soddisfacevano i criteri di inclusione nello studio, 9 hanno rifiutato di iniziare la CBT-E e 30 (76.9%) hanno iniziato e sono stati trattati presso un centro clinico per i disturbi dell’alimentazione di Verona.
Le caratteristiche del campione sono le seguenti: IMC < 16 kg/m2 (IMC medio 15,1 kg/m2), età compresa tra 16-48 anni (età media 22,4 anni; durata del disturbo dell’alimentazione 4,4 anni), 11 pazienti (36,7%) sono stati categorizzati come “gravi” e 19 (63,3%) come “estremi”.
Venti pazienti (66.7%) hanno completato tutte le 40 sedute previste dalla CBT-E e l’85% e il 60% di questi hanno partecipato al follow-up rispettivamente a 20 e a 60 settimane.
L’analisi dei dati, sia su coloro che hanno completato il trattamento sia sull’intero campione, ha evidenziato un cambiamento significativo in tutte le variabili di esito tra il basale e la fine del trattamento e il mantenimento del cambiamento a 20 e 60 settimane di follow-up. Tra coloro che hanno completato il trattamento, il 55% (n=11) ha ottenuto una “risposta completa” e nessuno soddisfaceva i criteri per un’anoressia nervosa “grave” o “estrema” alla fine del trattamento. Inoltre, il 47 % dei pazienti che hanno completato il follow-up a 20 settimane e il 50% di coloro che lo hanno completato a 60 settimane ha ottenuto una “risposta completa”.
Non è stata evidenziata alcuna differenza significativa in basale tra i soggetti con anoressia nervosa “grave” e “severa” nei tassi di “esito buono” e di “completa risposta” sia alla fine del trattamento che ai follow-up.
I risultati indicato che la CBT-E è ben accettata (circa l’80%) anche da pazienti con anoressia “grave” o “estrema”. Inoltre, la percentuale di coloro che completano il trattamento (66.7%) è superiore a quella di altri studi longitudinali o di serie di casi in pazienti con anoressia nervosa. infine, la CBT-E è in grado di determinare, anche in questo campione di pazienti gravi, un significativo aumento dell’IMC, associato ad una significativa diminuzione della psicopatologia specifica del disturbo dell’alimentazione e della psicopatologia generale e dei punteggi di compromissione clinica, risultati che si mantengono a 20 e 60 settimane dalla fine del trattamento.
Sebbene non possa essere tratta alcuna considerazione sull’efficacia della CBT-E rispetto ad altri approcci terapeuti per l’anoressia nervosa, per l’assenza di un trattamento di confronto, i risultati suggeriscono, che la CBT-E può essere adatta a pazienti con anoressia nervosa “grave” o “estrema” senza complicazioni mediche acute che ne impediscono il trattamento in un setting ambulatoriale. Inoltre, in contrasto con alcune linee guida, i risultati dello studio suggeriscono che l’IMC da solo è un indicatore limitato della gravità del disturbo dell’alimentazione e dell’indicazione per un ricovero. Infatti, nell’indicazione di un ricovero, oltre all’IMC, dovrebbero essere considerate altre caratteristiche cliniche, come la gravità della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione, l’instabilità medica e il fallimento di precedenti trattamenti ambulatoriali ben condotti.

Fonte: Calugi S, Sartirana M, Frostad S, Dalle Grave R. Enhanced cognitive behavior therapy for severe and extreme anorexia nervosa: An outpatient case series. Int J Eat Disord. 2020;1–8.